L’Italia aumenterà il budget per la difesa di 12 miliardi di euro

L'Italia aumenterà il budget per la difesa di 12 miliardi di euro - Ferrovie 24
L'Italia aumenterà il budget per la difesa di 12 miliardi di euro - Ferrovie 24

Per rispettare i crescenti obiettivi di spesa per la difesa della NATO, l’Italia si sta preparando a utilizzare un meccanismo sviluppato dall’Unione Europea (UE) che consente di escludere le spese per la difesa dal calcolo del deficit di bilancio. Secondo fonti governative italiane, con questo cosiddetto “trucco” contabile, l’Italia potrebbe aggiungere 12 miliardi di euro (circa 14 miliardi di dollari) al suo bilancio della difesa in tre anni, a partire dal 2026.

Clausola di fuga nazionale (NEC) e regole aperte dell’UE

L’UE impone agli Stati membri di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del PIL. Il superamento di questo limite espone gli Stati membri a procedure di infrazione. Tuttavia, in risposta alla necessità di aumentare la prontezza militare dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE ha sviluppato una regola che prevede una flessibilità finanziaria nell’ambito del piano di riarmo del marzo 2025.

Questa regola è chiamata Clausola di evasione nazionale (National Escape Clause, NEC) e consente agli Stati membri di esentare le spese per la difesa nel calcolo del loro deficit annuale. L’UE ha dichiarato che la flessibilità prevista dalla NEC sarà valida per quattro anni a partire dal 2025 e che il surplus annuale non potrà superare l’1,5% del PIL.

Il governo italiano ha segnalato di voler aumentare le spese per la difesa utilizzando questa voce. La decisione sulla messa in funzione del NEC è stata rimandata a dopo il completamento dei prestiti del programma SAFE, che saranno utilizzati per primi, ha dichiarato il Ministero delle Finanze nel documento di bilancio pubblicato questo mese.

Obiettivi della NATO e priorità dei crediti SAFE

La NATO stabilisce che i suoi membri debbano spendere il 5% del PIL per la difesa e la sicurezza entro il 2035. Per raggiungere questo obiettivo, l’Italia intende utilizzare i prestiti SAFE a basso costo forniti dall’UE.

  • Richiesta di prestito SAFE: L’Italia ha richiesto all’UE un prestito SAFE di 14,9 miliardi di euro.
  • Impieghi: Roma presenterà entro il 30 novembre un elenco di prodotti per la difesa per i quali intende spendere questi crediti. L’elenco si concentrerà su “programmi congiunti con Paesi terzi interessati a sviluppare strategie di difesa in cooperazione con l’Unione Europea”.

L’Italia si riserva la possibilità di invocare la regola NEC se i prestiti SAFE non saranno sufficienti.

Piano per l’aumento accelerato del bilancio della Difesa

Nel 2024, l’Italia ha speso 29,18 miliardi di euro per la difesa , pari all’1,54% del PIL. Il governo ha annunciato che questo rapporto raggiungerà il 2% quest’anno e prevede di utilizzare metodi come la riclassificazione delle unità della guardia costiera italiana come unità militari per colmare il deficit (non ancora formalizzato).

Il rapporto 2026 del Ministero delle Finanze prevede che l’Italia destinerà il 2,5% del PIL alla difesa entro il 2028, ipotizzando un aumento graduale della spesa. Tuttavia, il documento avverte anche che un aumento troppo rapido dei bilanci porterà a una “corsa all’acquisto” e a un aumento dei prezzi sul mercato.

Il fatto che l’Italia stia prendendo in considerazione l’opzione NEC, dalla quale si era precedentemente astenuta a causa di un deficit di bilancio superiore al 3%, è strettamente legato alla proiezione che il deficit di bilancio scenderà al 2,8% il prossimo anno.

Discussione sugli obiettivi basati sulle capacità

Il documento contiene anche un’argomentazione secondo cui l’Italia potrebbe non avere ancora bisogno di raggiungere l’obiettivo di spesa del 5% richiesto dalla NATO. Il ragionamento è che l’obiettivo del 5% è fissato per consentire ai Paesi di raggiungere determinate capacità militari. Se l’Italia raggiunge queste capacità “attraverso strategie di razionalizzazione e ottimizzazione della spesa”, potrebbe essere possibile fornire le capacità assegnate a ciascun Paese a un costo inferiore.